Ritorno dall’Etiopia

Progetto Etiopia 2010 -1Progetto Etiopia 2010 - 2Ti racconto una storia vera:
quella dei nostri amici che hanno preparato a Debre Maroks uno spettacolo di teatro davvero fantastico!
Un’esperienza speciale per i bimbi etiopi ma anche per il nostro gruppo.

Ai protagonisti abbiamo rivolto tre semplici domande, le stesse per tutti, le risposte ti riveleranno il valore di questo progetto:

  1. Qual è stato il momento più allegro?
  2. Qual è stato il momento più difficile?
  3. Cosa hai messo in valigia tornando da questa esperienza?

Andrea Calabretta, del Teatro Verde

Progetto Etiopia 2010 - 31. Qual è stato il momento più allegro?
Forse non è il momento più allegro ma sicuramente il più commovente: quando i ragazzi, a un certo punto del laboratorio, hanno cominciato ad autorganizzarsi…..

2. Qual è stato il momento più difficile?
(a parte i momenti che è meglio star soli)….quando siamo partiti per tornare a Roma.

3. Cosa hai messo in valigia tornando da questa esperienza?
Un biglietto per ritornare presto a Debre Markos

Ennio Brilli, fotografo

Progetto Etiopia 2010 - 41. Qual è stato il momento più allegro?
Per la prima volta sono andato in giro con un gruppo di attori. Di momenti allegri, a volte esilaranti ce ne sono stati tanti, bellissimi. A volte l’allegria ha avuto una qualche funzione “terapeutica”, è servita a renderci sopportabile una realtà che normalmente non siamo capaci neppure lontanamente di immaginare, una realtà tragica e disperata.

2. Qual è stato il momento più difficile?
Momenti davvero difficili non ce ne sono stati, a parte la parziale delusione dovuta al fatto che durante il saggio un violento temporale è diventato il protagonista principale ed è andata via la corrente elettrica, cosicché la scena è diventata quasi completamente buia. Ma questa delusione ha riguardato solo noi “ferengi” (stranieri). I ragazzi non si sono affatto scomposti ed hanno portato a termine lo spettacolo come previsto. Bravissimi.

Progetto Etiopia 2010 - 53. Cosa hai messo in valigia tornando da questa esperienza?
Tante cose. I paesaggi infiniti, il tragitto lungo e faticoso, il fango e la pioggia e la sporcizia, la dignità nonostante la miseria estrema, impossibile da immaginare. Gli occhi grandi dei bambini, il calore delle persone che ho ritrovato e di quelle che ho incontrato per la prima volta, la bellezza delle persone con cui ho viaggiato … E un pensiero, ad Addis Abeba, quando con Marco siamo risaliti lungo le vie della città fin sotto il palazzo del Governo, imponente, contornato da una vegetazione lussureggiante e protetto da mura e inferriate. Tutt’intorno, verso il basso, in un mare nero di ossido di carbonio annega la varia umanità di questa città e più in la, ancora più lontano nel fango e nella miseria annega e muore un popolo intero. Che senso ha, mi sono chiesto, l’imponenza di questo palazzo e lo sventolio di queste bandiere. E mi sono chiesto chi fossero i veri miserabili di questo paese, e non solo di questo.

Veronica Olmi del Teatro Verde

Progetto Etiopia 2010 - 61. Qual è stato il momento più allegro?
Ce ne sono stati tanti, e forse uno degli aspetti più belli e divertenti di questo viaggio è proprio l’atmosfera armoniosa che si è creata sin dall’inizio e che si è costantemente mantenuta durante tutta la settimana tra le persone dell’equipe italiana prima, e con lo staff etiope e i ragazzi del laboratorio poi.

2. Qual è stato il momento più difficile?
Il saggio, quando è scoppiato il nubifragio, senza corrente elettrica….
ma è stato anche il momento più sorprendente: i ragazzi non si sono persi d’animo neanche un secondo, tutto è andato avanti, ancora una volta, magicamente……

3. Cosa hai messo in valigia tornando da questa esperienza?
Injera e fango;
tanti pensieri accavallati;
un pò di rabbia perchè le regole di questo mondo sono folli e insensate;
un lieve senso di impotenza rispetto a quello che si potrebbe fare;
una scala di valori e priorità cangiante e mutevole……

Angelo Ferracuti, scrittore

Progetto Etiopia 2010 - 71. Qual è stato il momento più allegro?
Il momento più allegro probabilmente c’è stato la sera del 6 luglio, quando Marco, Ennio e gli attori superstiti del Teatro verde, Gigi Capone, per esempio, o Chiara Lucisano, quelli non ancora toccati dalla dissenteria, hanno festeggiato in un locale il mio cinquantesimo compleanno. Abbiamo bevuto ovviamente qualche bicchiere, solo per questo ho accettato di mettermi a ballare. In realtà sono tutt’altro che un ballerino e credo di aver provato a farlo pochissime volte in vita mia, e poi avevo ai piedi degli stivaloni di plastica durissimi, quindi ero goffissimo, non riuscivo quasi a muovermi, mentre i ragazzi e le ragazze etiopi (di una bellezza imbarazzante, specie quelle che ho definito le “leonesse”, little lion e big lion) ballavano ovviamente da brivido. Ecco, questa mia inadeguatezza mi ha divertito moltissimo.

2. Qual è stato il momento più difficile?
Il momento più difficile è stato il viaggio aereo tra Addis e Istambul. Ho una paura folle degli aeroplani e nel cuore della notte ci sono stati diversi momenti in cui le turbolenze facevano ballare l’aereo ed ero terrorizzato. Più volte abbiamo dovuto riallacciare le cinture. Immaginavo un disastro aereo da un momento all’altro, mi ero convinto che sarei morto, ed ero tesissimo. Mentre soffrivo in silenzio a quel modo, tutti gli altri, Renzi e Brilli in particolare, dormivano placidi. Avrei voluto svegliarli, cavoli!

Progetto Etiopia 2010 -83. Cosa hai messo in valigia tornando da questa esperienza?
Intanto gli sguardi di alcuni di questi ragazzi che vivono abbandonati per strada, non voglio dimenticarli. Uno in particolare, Melkkam, tenerissimo. E poi cose più politiche, considerazioni sulla crescita o la decrescita. L’Etiopia è un paese molto povero governato da una dittatura mascherata e spietata, un comitato di affari che da una parte utilizza la cooperazione internazionale come motore dello sviluppo, e dall’altra sta permettendo ad alcuni paesi di fare investimenti selvaggi (penso ai cinesi). Tra Debre Markos e Addis, negli altipiani, ci sono già fabbriche che producono cemento, un cazzotto nello stomaco in un paesaggio meraviglioso come quello, e costruzioni che fanno immaginare nei prossimi anni uno sviluppo selvaggio, che distruggerà una delle zone più belle dell’Africa. Sono zone abitate da contadini molto poveri, ignoranti, che come in altre parti povere del mondo, subiranno questo stupro senza poter opporre nessuna resistenza. Vorrei saperne di più. Quando vado in un paese in genere cerco di capire anche la società, il costume, le culture che lo abitano. Ma in valigia ho portato non solo pensieri ma anche cose solide, vere e proprie. Caffè, quello etiope è speciale, orecchini, collanine e bracciali in argento, un crocefisso – sempre in argento – che mi aveva chiesto mia madre. Il costo della vita in etiopia è anche quello commovente.

Marco Renzi
Direttore Artistico de I Teatri del Mondo

Progetto Etiopia 2010 - 9Rimasto molto colpito da questa esperienza ha messo su carta le sue emozioni scrivendo una lettera.

Cari amici
quella che vi dovrebbe arrivare e’ la voce di un uomo dall’altra parte dell’universo.

Se trovate errori o punti anomali è perché le tastiere etiopi non sono uguali alle nostre, come nulla e’ uguale in questa parte del mondo.

Continua a leggere!!!


Vuoi sapere dove siamo andati?

Visita la pagina del programma 2010 che parla di Debre Marcos e spiega il Progetto Etiopia.